LA SCENOGRAFIA NEL CINEMA

Chi è e cosa fa il production designer

Con la morte di Lawrence Paull, artista che ci ha fatto sognare con film come Blade Runner e Ritorno al Futuro, è nata l’esigenza di omaggiare quella professionalità che spesso sembra passare in secondo piano: lo scenografo o production designer.

Tutta la creatività che sta dietro a un film viene riconosciuta alla sola figura del regista che invece deve moltissimo a chi visualizza e realizza i mondi racchiusi nelle storie raccontate.

Se c’è una cosa data per scontata è proprio lo spazio scenico, considerato una cornice a tutto il resto. Per chi fa arte, cinema o teatro è invece chiara la sua importanza. Quanto sia fondamentale per rappresentare i mondi interiori dei personaggi e il mood generale che permea tutta la storia.

Durante il neorealismo è nato il falso mito che la realtà fosse meglio di ogni cosa ma, purtroppo, non è esattamente così. Soprattutto se lo spazio è finalizzato a una narrazione.

Se infatti molto spesso lo scenografo monitora luoghi reali cercando la situazione giusta dove far girare il regista, lo scorcio, la stanza, il cielo, se devi inventare un luogo da zero le cose cambiano parecchio. Anche perché uno spazio vissuto dai personaggi porta con sé anche i segni di questa vita. Il passaggio del tempo, gli oggetti su di una scrivania, una foto speciale. Chi non ricorda quella città cupa di Blade Runner, la pioggia leggera e costante? Oppure la macchina di Ritorno al Futuro in un paese di provincia che cambia il suo volto tra passato e futuro? Andando oltre, Dante Ferretti ci ha immerso in grandi spazi completamente ricostruiti in Hugò Cabret, Gangs of New York, Sweeney Todd, fino a luoghi densi di significato nei film di Pasolini.

Mondi interi costruiti per la durata di un ciak! Ma durante quel momento breve devono essere vivi, raccontare un universo narrativo dentro il quale gli attori possono esplodere il loro talento interpretativo, dove il regista possa muoversi come se nella storia ci camminasse dentro lui per primo.

Chi può dimenticare l’immaginario del Signore degli Anelli o di Harry Potter? O di Star Wars? Nulla  di tutto ciò esiste, eppure, grazie a loro, noi possiamo toccare con mano quei mondi, immaginare di viverci dentro. L’immagine non è solo colore o composizione, ma ha una voce, un odore. Nella scena iniziale di Ritorno al Futuro la prima cosa che vediamo sono tantissime sveglie, orologi, macchinari stravaganti. In un secondo siamo già in quell’universo che riconosciamo come vero e ci accorda, come uno strumento musicale, a tutto quello che succederà. Ma anche altre cose che sembrano semplici non lo sono affatto come l’appartamento di Friends o di The Big Bang Theory. Diventano luoghi iconici, subito riconoscibili.

Dietro a questo reparto ci sono architetti, pittori, scultori, grandi costumisti, costruttori e attrezzisti che realizzano miracoli fatti per vivere per un breve momento. Grandi artisti e professionisti a cui tutti i registi devono moltissimo.

Michele Ciardulli

Resp. Corsi di Regia

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