DISEGNARE IL FILM SECONDO LA NAC

Arte e utilità dello storyboard

Storyboard: molto spesso si parla di questa fase fondamentale per la progettazione di un film. Soprattutto all’inizio della carriera viene molto idealizzata e realizzata senza una base di regole fondamentali per la sua efficacia. E’ importante fare un passo indietro per capire da dove arriva e a cosa serve.

Il primo a utilizzarla è stato Georges Méliès, che è stato anche il primo regista a cercare nel cinema l’elemento irreale, la fantasia, oltre a strutturare il set in modo simile a quello contemporaneo con squadre di lavoro e reparti che devono coordinarsi tra loro. Successivamente Disney ha ripreso il metodo evolvendolo per poter progettare nel dettaglio le prime storie animate. Lo stesso Eisenstein nel suo libro La Regia e La Forma Cinematografica descrive l’importanza della progettazione visiva, attraverso la realizzazione di tavole che possano facilitare la definizione dello spazio, delle posizioni degli attori e le loro dinamiche di movimento definendo un significato e una strategia narrativa in ogni elemento.

Dagli albori del cinema a oggi molto è cambiato, soprattutto grazie al potenziamento della post-produzione e all’introduzione degli effetti visivi digitali, ma anche negli anni d’oro del cinema italiano erano famosi gli schizzi di Fellini, come di altri grandi registi, che spesso venivano eseguiti durante la lavorazione insieme alla chiusura della stessa sceneggiatura.

In questo caso il regista era al centro del processo creativo del film e tutto avveniva sul set. Oggi, a meno che non si tratti di cinema indipendente o di registi che cercano quel determinato approccio narrativo (es: Cronenberg, Ken Loach) lo storyboard è una fase più che fondamentale. È un ponte tra l’idea e la sua realizzazione, un tassello necessario, insieme alla sceneggiatura, per definire un dizionario comune tra i reparti che, durante le differenti fasi, dovranno lavorare su quello che sarà il prodotto finale. Soprattutto se si tratta di animazione o se verranno utilizzati effetti visivi.

Alfred Hitchcock disegnava ogni scena del suo film e amava dire che, una volta finito lo storyboard, lui poteva anche andare a casa. Anche James Cameron disegna tutte le scene dei suoi film per poter progettare ogni millimetro del lavoro che ha in mente. Steven Spielberg invece ha una squadra di almeno cinque disegnatori con i quali sviluppa l’immaginario delle storie che va ad affrontare.

Da qui è importante definire però il valore delle competenze. Sebbene molti registi disegnino autonomamente gli storyboard non è detto che sia sempre la soluzione migliore.

Disegnare 90 o più minuti di un film in modo definito e preciso, rispettando il formato cinematografico, il piano di regia e senza estremizzare la parte espressiva insita nel disegno non è un lavoro da poco. Una cosa è il disegno relativo alla ricerca creativa, altra la strutturazione di un documento che sia come una bibbia, insieme alla sceneggiatura, durante tutta la realizzazione del film.

Certamente durante il percorso possono esserci variazioni o cambiamenti ma questo avviene molto più semplicemente all’interno di un progetto ben strutturato piuttosto che su bozzetti sparsi. E allo stesso modo, lo storyboard non vuole limitare il lavoro dell’attore ma anzi vuole renderlo ancora più efficace. 

Si può disegnare direttamente a mano, realizzarlo in photoshop o con programmi 3D come iClone e altri. I metodi sono diversi a seconda delle competenze o della scelta che viene fatta.

Le cose che possiamo definire importanti sono: il formato finale dell’immagine del film, la sequenzialità delle immagini relative ai punti stabiliti dal piano di regia, non concentrarsi solo sul soggetto ma anche sull’ambiente dentro al quale è inserito.

L’immaginario è quindi rivolto all’ottica della telecamera, non allo sguardo umano. Se il lavoro viene sviluppato con la consulenza del direttore della fotografia può anche utilizzare fin da subito la struttura riferita all’ottica scelta per quella determinata inquadratura.

Come si può immaginare questo lavoro non è poca cosa: qualcuno lo può vedere come una perdita di tempo che tolga qualcosa alla sua creatività. Dal nostro punto di vista questo approccio è sbagliato come principio perché non calcola tutto il processo di realizzazione e sottovaluta l’apporto dei vari reparti coinvolti.

Michele Ciardulli

Responsabile del Corso di Regia

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