OSCAR: NAC WISHLIST VS REALITY

Dopo lunghe ponderazioni sugli esiti della 91esima edizione degli Oscar, la NAC ha finalmente trovato risposta al quesito fondamentale: hanno vinto i migliori? Ecco a voi l’ardua sentenza.

Migliore sceneggiatura non originale – wishlist: Blackkklansman | reality: Blackkklansman

Dopo il mortorio della passata edizione con Chiamami col tuo nome, l’Oscar per la sceneggiatura non originale a BlacKkKlansman ha portato alla ribalta il valore dell’alta densità di azione drammatizzata. Il film spara l’adrenalina alle stelle, non si prende mai troppo sul serio nonostante la gravità dei fatti narrati, e lascia con la sensazione che sì, questa è una storia che valeva la pena di essere raccontata. Il tono si mantiene leggero e brillante fino alla sferzata poltica del finale: tutto si gioca sul paradosso del primo – e ultimo – uomo di colore all’interno del Ku Klux Klan, e ha i suoi pilastri nella solida costruzione dei personaggi secondari e nell’elaborata presa in giro dell’antagonista suprematista bianco.

Miglior sceneggiatura originale – wishlist: La Favorita | reality: Green Book

Se La Favorita avesse vinto, il premio avrebbe avuto la portata rivoluzionaria che nel 1995 ebbe l’Oscar alla miglior sceneggiatura originale per Pulp Fiction. Un nuovo modo di scrivere, un nuovo modo di parlare, un nuovo modo di leggere un film: Yorgos Lanthimos ha portato una ventata d’aria fresca alla struttura e agli strumenti del genere drammatico, e gli sceneggiatori Deborah Davis e Tony McNamara hanno colto in pieno l’atmosfera che il pubblico doveva respirare. La Favorita è un film ambientato in un tempo ben preciso, ma allo stesso tempo fuori da qualsiasi tempo: nel dialogo destabilizza lo scarto fra la sofisticatezza dell’eloquio e l’improvvisa volgarità, i rapporti fra i personaggi diventano tossici in una claustrofobia crescente, il tono surreale regna sovrano. Green Book, pur nella piacevolezza che può dare una storia gentile, non ha il coraggio di osare nulla che non sia già stato scritto.

Miglior attore non protagonista – wishlist: Mahershala Ali | reality: Mahershala Ali

Mahershala Ali in Green Book è stato di una delicatezza e di una raffinatezza uniche, e a buon diritto è stato premiato. Senza scomporsi in estremi comportamentali degni di un Leonardo di Caprio qualsiasi, Mahershala Ali ha reso magistralmente il tormento interiore di un nero cresciuto con un’educazione “bianca”, e diviso fra il suo orientamento sessuale e una natura che la società degli anni Sessanta ancora non vuole accettare. Il personaggio di Don Shirley è un uomo senza casa, e che soprattutto non vuole essere una casa per le persone che gli si avvicinano: nel corso del film la sua evoluzione si rivela attraverso sorrisi sempre meno di circostanza e sempre più sinceri, in una performace che al tempo stesso spezza il cuore e lo scalda.

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Miglior attrice non protagonista – wishlist: Rachel Weisz | reality: Regina King

Con tutto il rispetto per l’ottima interpretazione di Regina King, Rachel Weisz era superiore a tutte. Come detto per Mahershala Ali, anche il suo personaggio non richiedeva la prova di grandi emozioni lasciate a briglie sciolte sullo schermo: eppure la severa e bellissima Sarah ci ha affascinato con poche espressioni estremamente curate. Il suo portamento è impeccabile e basta quello per catapultare il pubblico indietro di secoli, mentre lo studio sulla voce ha portato la Weisz a un totale controllo sulle proprie potenzialità in relazione alle lines della sceneggiatura: il tono surreale non avrebbe mai potuto reggere senza la naturalezza della Weisz, che svela poco alla volta la profondità di un personaggio che all’inizio della storia sembra inscalfibile, e nel finale rivela tutto il suo dolore.  

Miglior attore protagonista – wishlist: Christian Bale | reality: Rami Malek

Rami Malek vince ma la cosa non ci soddisfa pienamente. Quando la scena è intima il suo Freddie ci emoziona, ma quando lo spazio si allarga e diventa palcoscenico, allora sentiamo la mancanza del carisma di una rock star che ha segnato un tempo. Di contro, Christian Bale è stato un gigante per tutto Vice, senza mai sbavare in una sola scena: insomma, ha di gran lunga superato le aspettative già alte che avevamo su di lui. Essendo Dick Cheney una personalità pubblica criptica e riservata, il lavoro di Bale sul suo personaggio è stato decisamente più rischioso, in quanto aveva grandi possibilità di andare incontro a incoerenze o a scarsa credibilità. Eppure il suo Cheney ha convinto tutti, attraverso una fenomenale direzione del corpo e della gestualità. Lo sguardo di Bale spacca lo schermo e raggiunge ogni spettatore, mettendo a nudo l’impotenza dell’uomo nelle mani del male al potere.

Miglior attrice protagonista – wishlist: Olivia Colman | reality: Olivia Colman

A malapena ci ricordavamo chi fosse Olivia Colman prima de La Favorita, e dopo La Favorita non ce lo scorderemo mai. La sua regina è complessa, e interpretarla costituiva una sfida altissima: una bambina capricciosa e ridicola, e al tempo stesso una donna debole, morta diciassette volte con i suoi diciassette figli. La sua solitudine è mitigata solo dal personaggio di Rachel Weisz e, una volta prese le distanze, la regina rimane in balia di una cattiveria intima che le divora ogni briciolo di ingenuità. A tutta questa gamma di emozioni e reazioni, Olivia Colman ha saputo dare una risposta che ha impressionato il pubblico di tutto il mondo e, fortunatamente, anche l’Academy.  

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Miglior regia – wishlist: Yorgos Lanthimos | reality: Alfonso Cuaròn

Roma è un affresco in movimento di rara bellezza. Il bianco e nero è brillante e nostalgico, non esiste un solo dettaglio nell’inquadratura che non sia stato attentamente curato, la luce si sprigiona con forza in ogni momento del film: dalla casa ariosa nel quartiere Roma, agli esterni di un Messico arso dal sole, fino a un incendio nella notte di Capodanno. La competizione con Yorgos Lanthimos era serrata (il fish-eye è stato tanto abusato da fotografi improvvisati alle feste del liceo che mai ci saremmo aspettati di rimanerne incantati) e ci teniamo a sottolineare che scegliere un preferito è stata dura come scegliere a chi si vuole più bene fra mamma e papà.

Miglior film – wishlist: La Favorita | reality: Green Book

Possiamo fare tutti i discorsi politici che vogliamo, ma è innegabile che un film come Green Book avrebbe avuto le possibilità di vincere l’Oscar per il miglior film in qualsiasi tempo, al di là delle quote black che sembra si debbano necessariamente contemplare al giorno d’oggi. Green Book è un’avventura di buoni sentimenti, che nelle dinamiche della trama e nel look generale guarda nostalgicamente alla vecchia Hollywood di Frank Capra: storicamente, è sempre stato un genere di film consono alle corde dell’Academy. Il vincitore di quest’anno è brillante e ben fatto, ma prevedibile. La Favorita è invece un’orchestra di suoni insoliti, tutti diretti da un livello artistico elevatissimo. L’Academy ha perso l’occasione di consacrare una novità ed elevarla istituzionalmente a esempio per i futuri registi, sceneggiatori e produttori. Il solo fatto che abbia ricevuto dieci nomination lascia tuttavia sperare in future edizioni degli Oscar che possano fare la storia.

Claudia Pompa
Resp. Corsi di Sceneggiatura