INFINITY WAR - ENDGAME

ATTENZIONE: QUESTO ARTICOLO CONTIENE SPOILER

 

Uscito nei cinema il 24 aprile di quest’anno Infinity War-Endgame, seconda parte, e conclusione, di Avengers-Infinity War, ha superando tutti i record.

Ma l’universo Infinity War non è solo un grande evento commerciale. È prima di tutto un evento generazionale forse paragonabile solo a quello dei primi Star Wars. Questo film segna di fatto la chiusura di un ciclo, che tra alti e bassi, ci ha accompagnati per un decennio, investendo in pieno vecchie e nuove generazioni.

Non si può parlare del film senza raccontare anche i registi che da Capitan America Winter Soldier, hanno ribaltato l’universo cinematografico della Marvel distaccandosi sempre più pesantemente dai filoni originali: i fratelli Anthony Russo e Joe Russo.

Mescolando, ribaltando, cucendo universi diversi e nel caso di Infinity War, inventando tutto di sana pianta, riescono comunque ad accresce il loro pubblico infarcendo i film di citazioni da far impazzire i più famelici lettori. Riescono a mantenere l’affezione sia del pubblico dei fan più accaniti che dei nuovi fan che spesso rimangono legati molto più al filone cinematografico che a quello dei fumetti originali. È molto interessante il dato che i film non hanno fatto aumentare di molto la vendita delle saghe originali. Rilanciano invece tutto il merchandising con numeri in crescita esponenziali.

I due registi hanno ben imparato la lezione dei primi film Marvel di Hulk e Thor e si sono resi conto che l’aspetto ludico era fondamentale. Intrecciano continuamente dramma a comicità. Il vero capostipite è Robert Downey Jr, l’unico ad avere carta bianca sulla costruzione del personaggio, che con il primo Iron Man aveva iniziato a ridefinire le regole del genere. I fratelli Russo hanno capito che l’eccesso di introspezione non funzionava e che i personaggi dovevano prendere un’altra piega.

Le azioni sono spettacolari ma sempre leggibili. Non stordiscono e sanno tenere la tensione. Allo stesso tempo lavorano sui momenti più intimi degli eroi con inquadrature intense, lente. Si prendono tutto il tempo di costruire le situazioni e le emozioni. Usano l’epica cavalleresca che impregna ogni immagine e ogni combattimento.

La tensione tra una scena e l’altra si taglia con il coltello. Ogni respiro è concentrato sui colpi di scena che si sommano minuto per minuto.

È il mito che, dallo spazio ai fumetti, torna in forme diverse ma sempre uguali nella sostanza. Il desiderio di redenzione, il dualismo dell’uomo, l’eroe che rende giustizia al più debole e il debole che diventa forte vendicando e ribaltando la sua posizione sociale.

La Marvel regala un mondo incredibile ai sognatori di tutto il mondo.

Il successo del film è anche dovuto a una campagna di comunicazione precisa al millimetro. Gli stessi trailer ribaltano ogni paradigma, mostrando scene non presenti nel film che introducono, come pillole sparse, esclusivamente la primissima parte della storia, omettendo completamente ogni scena successiva. Nessuna di quelle scene compare nel film, vanno quindi a completarlo.

Il film completo è diviso in due parti da più di tre ore l’una.

Sono stati fatti uscire a distanza di un anno l’uno dall’altro, lasciandoci con una delle scene più strazianti dell’universo Avengers.

Fondamentale è stato l’apporto dei VFX guidati dal visual effects supervisor Matt Aitken (Iron man 3, Lo Hobbit, Il Signore degli Anelli, Avatar, Amabili Resti e District 9). Per poter realizzare gli innumerevoli effetti digitali del film ha dovuto chiamare ben dodici tra i maggiori laboratori VFX del mondo: Industrial Light & Magic, Weta Digital, DNEG, Framestore, Cinesite, Digital Domain, RISE, Lola VFX, Cantina Creative, Capital T, Technicolor VFX, Territory Studio. A supervisionare il tutto ci sono Dan DeeLeuw (Armageddon, L’uomo bicentenario, Una notte al museo) e Swen Gillberg (Pirati dei caraibi, Fast &Furious 7).

Come di consueto gli effetti visivi vanno da una aggiunta su uno shot reale alla creazione di uno shot completamente nuovo, realizzato tutto in digitale.

Impressionante è il lavoro sui costumi completamente riscostruiti in post-produzione su misura dei personaggi. Durante il film infatti non erano ancora definiti nella forma finale e i registi avevano solo bozze relative alle prime lavorazioni e idee.

In una intervista Matt Aitken dice:”Il lavoro più impegnativo che ci viene chiesto di comporre è nell'area della performance digitale: creare un personaggio digitale richiede molta attenzione ai dettagli. Per creare un umano digitale che risulti credibile, dall'aspetto superficiale, al modo in cui si muovono, all'aggiunta di movimento dinamico ai suoi vestiti e capelli, alle sfumature della loro performance facciale e al dialogo labiale, tutto deve essere giusto perché l'effetto funzioni”.

Il lavoro più difficile è stato quello relativo alla nuova versione di Hulk che doveva avere il viso il più possibile simile a quello dell’attore Mark Ruffalo. Per farlo il team ha dovuto creare un nuovo sistema di facial capture che intrecciasse perfettamente la ricostruzione visiva all’espressività.

Per il film è poi stato creato un effetto completamente nuovo chiamato “Blip”, ovvero la disintegrazione dei corpi che scompaiono dopo lo schioccare delle dita di Thanos.

 

Di certo questi film non possono lasciare indifferenti, li ami o li odi. Resta quindi un addio in grande stile che segna una linea di confine tra un prima e un dopo. Lasciando orfani molti fan che certamente saranno già pronti ad interminabili maratone che per qualche ora li faranno tornare a sognare un mondo diverso, dove la giustizia ha i volti di grandi eroi di carne e sangue.


Michele Ciardulli
Resp. Corsi di Regia