IL PRIMO RE: UNA RIFONDAZIONE?

“IL PRIMO RE” È UN (FILM) RIVOLUZIONARIO. Ecco i due pilastri del suo successo, nel 2772 ab Urbe condita

 Matteo Rovere, regista e produttore che già aveva dimostrato il suo coraggio e la sua lungimiranza con la trilogia di “Smetto quando voglio” (da lui prodotto) e il Film “Veloce come il vento” (da lui diretto e prodotto) con “Il Primo Re” ha voluto tentare un salto di genere e stile.Considerata vera e propria follia nel contesto produttivo italiano, vince la sfida superando al botteghino il film Hollywoodiano “Creed 2”.

La storia raccontata nel film tratta l’origine storica del mito della fondazione di Roma.Potrebbe bastare anche solo la qualità visiva e narrativa ispirata, come Rovere stesso dice, dal film “Apocalypto” e da “Valhalla Rising”, ma la sua forza rivoluzionaria va molto oltre, direttamente nel metodo produttivo che sfida le grandi produzioni americane.

Se come genere ne dimostra le potenziali con gli incassi, come produzione fa due scelte che stravolgono abitudini assodate.

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1. INsoliti crediti. Il cinema, è risaputo, ha bisogno di crediti sia dal punto di vista comunicativo (il nome di grido tra gli attori) e sia da quello produttivo (nella troupe: grandi direttori della fotografia o scenografi) che attestino la qualità di un prodotto, attirino le attenzioni del pubblico e diano delle assicurazioni alla produzione.

Matteo Rovere va oltre queste logiche e ci fa tornare ai tempi delle grandi storie in cui i talenti potevano emergere. In questo caso ha scelto solo un attore di punta che già di per sé arriva da un percorso che potremmo definire indipendente: Alessandro Borghi.

Per il resto ha cercato volti, identità, la persona giusta per il ruolo giusto. Non bello, non brutto, giusto. Questo può sembrare scontato ma non lo è affatto. In questo modo, finalmente, si sono aperte le porte a nuove energie, nuove idee, a competenze che vanno oltre lo stereotipo o la caricatura che spesso abbiamo visto, recuperando un equilibrio tra la star e chi ancora deve dimostrare di poterlo essere.

2. Il BUDGET. Ma il vero scossone arriva dal costo del film di 10 milioni di euro, cifra che potrebbe sembrare alta, ma per l’industria contemporanea internazionale è praticamente un low budget. La produzione ha infatti dimostrato che con le nuove tecnologie digitali si può realizzare un film di grande qualità contraendone la spesa. Immaginate mettendo vicino due cifre come 100 milioni e 10 milioni, che scossone possa aver creato nel contesto produttivo internazionale a confronto con un film che tiene testa alle grandi produzioni americane.

Segna una linea di confine che sfida in particolare la nostra realtà produttiva con davanti: un film di genere, denso di contenuti, ben girato, con scene d’azione, ritualità antiche, attori che parlano in latino e un budget tutto sommato raggiungibile per il settore e che, per di più, conquista le vette del botteghino. In pratica ha distrutto tutti i luoghi comuni. Con “Il Primo Re” non ci sono più scuse: i talenti ci sono, le possibilità anche. Ci vuole solo più coraggio nel dargli la possibilità di dimostrare il loro potenziale e accogliere il futuro che portano con sé.

Michele Ciardulli
Resp. Corsi di Regia