IL GIOCO DEL DOMINO SECONDO TONY SCOTT

Tony Scott e Dan Mindel sono stati fra i più grandi sperimentatori della tecnica e del linguaggio cinematografico contemporaneo: hanno usato la tecnica della ripresa e del montaggio come i colori ed i pennelli per un pittore.
La loro competenza tecnica, insieme alla loro creatività, ha dato vita ad risultati visivi che hanno certamente ispirato e segnato diverse tappe del cinema moderno.
Qui la storia e la tecnica diventano una cosa sola. La color grading, i frame discontinui e il ritmo vengono costantemente ribaltati definendo una coerenza incoerente che però funziona!
Per Tony Scott l’errore è così importante nella vita del film da creare le condizioni perché questo avvenga. Citando direttamente le sue parole: “Io catalizzo l’errore, l’incidente”.
Uno dei film più visionari e sperimentali in questo senso è certamente stato Domino.
In questo film si racconta la storia di Domino Harvey, una ragazza americana estremamente refrattaria a ogni regola e ricetta perbenista, impostagli o consigliata.
Lungo il suo percorso trova la sua strada in un lavoro perfetto per le sue esigenze: La bounty hunter.
Diventa una cacciatrice di taglie dei nostri tempi.

La particolarità di questo film, costantemente al limite tra l’allucinazione e la realtà, sta nella tecnica di ripresa e poi di montaggio voluta da Scott.
Il centro della storia sono infatti le emozioni della protagonista (e non solo di lei) allo stato puro. Visivamente il film risulta molto frammentato: passa da Macro a Micro in un istante per poi tornare a una visione quasi classica.
Per favorire questo effetto Scott e Mindel hanno utilizzato fino a sei punti macchina (a pellicola) contemporaneamente. Le inquadrature variano molto compositivamente e spesso sono volutamente fuori bolla: ovvero storte rispetto alla linea ipotetica dell’orizzonte.
Queste tecniche hanno in parte anticipato, e probabilmente indirizzato, il montaggio da film di azione che oggi conosciamo bene. Azione che quindi è discontinua e vista da più punti di vista spesso in movimento.
L’effetto è stordente eppure funzionale rispetto a una sensazione straniante e di pericolo imminente che ti salta addosso letteralmente, facendoti sobbalzare dalla sedia.
A questo si unisce una fotografia che varia tra sovraesposizioni e saturazioni cromatiche poi amplificate nel montaggio e nella successiva color correction. In questo modo Tony Scott vuole dare voce all’emozione, alla sensazione di pericolo, di tensione e di malinconia che dominano costantemente il film.
Altra soluzione tecnica molto interessante è la variazione del frame rate. Come è noto, normalmente, la velocità utilizzata è di 24/25 frame al secondo. Se si vuole creare uno slow motion sappiamo di aver bisogno di molte più informazioni e di conseguenza spingeremo il frame dai 60 fps in su. Scott cambia questo paradigma per poter raccontare i ricordi allucinati della protagonista e la ricostruzione di momenti salienti della storia passando da 14 frame al secondo fino a 6. La sensazione è quella di un movimento spezzato e discontinuo. Come se scavassimo veramente nei frammenti di memoria di Domino, ricostruiti come un puzzle al quale mancano dei pezzi. 6 frame rendono ulteriormente deflagrante l’immagine eppure incredibilmente potente ed efficace nel suo potenziale narrativo.
Inoltre Mindel ha fatto sviluppare la pellicola in modo ancor più particolare, ovvero con la tecnica di Cross Processing: letteralmente sviluppando "male" la pellicola. Più precisamente nel rivelatore sbagliato. In questo modo si forzano i colori virandoli soprattutto sul rosso, ma non solo: infatti questa tecnica apre a sperimentazioni sempre nuove e imprevedibili.
Il risultato è una saturazione acida di tutti i parametri cromatici: è come dipingere ogni immagine, ogni frame.

Il film è stato prodotto in modo indipendente proprio per potersi permettere queste forzature che una normale produzione difficilmente avrebbe accettato.
Il cinema non è solo creatività, e lui, un creativo molto spesso sottovalutato, lo dimostra. La competenza e la conoscenza del mezzo sono fondamentali per andare oltre l’esercizio di stile e delineare la storia che si sta raccontando in tutte le sue sfaccettature.
Su questo piano dobbiamo molto a Tony Scott e possiamo serenamente dimenticarci del fatto che molto spesso venisse giudicato troppo pop o troppo commerciale.


Michele Ciardulli
Resp. Corsi di Regia