“ESSERE” STANLIO & OLLIO

Uscendo dalla visione di “Stanlio & Ollio” (un piccolo gioiello stranamente trascurato dai più) ti assale prepotente la malinconia del cinema dei gloriosi anni Venta e Trenta delle grandi comiche di pochi rulli dove gli attori non avendo a disposizione (come oggi) dei grandi sceneggiatori creavano da sé le proprie storie e i propri personaggi attingendo al mondo reale (in grande trasformazione) e focalizzandosi sulle debolezze (gag) della natura umana e sulla loro caratterizzazione.

In queste settimane ho rivisto alcune delle comiche del periodo d’oro del muto di Stanlio & Ollio (Stanlio il magro, mento triangolare, capelli spettinati e un’espressione confusa/ Ollio il grasso, naso a patata, frangetta incollata sulla fronte, baffetti e modi gentili) e mi è sembrato giusto, anzi quasi doveroso scrivere due righe (partendo proprio dalla pellicola scritta da Jeff Pope) su questi due grandi esponenti (insieme a Chaplin e Buster Keaton) della comicità di inizio secolo sconosciuti alle nuove e nuovissime generazioni.

“Stanlio & Ollio”, diretto da Jon S. Baird e presentato alla Festa del Cinema di Roma 2018 e uscito nelle sale italiane lo scorso maggio vede come protagonisti Ollio-John C. Reilly (attore feticcio per Paul T. Anderson in Sidney e Magnolia e recentemente al cinema con il western I fratelli Sister di Jaques Audiard) e Stanlio-Steve Coogan (attore inglese la cui consacrazione è arrivata col bellissimo film di S.Frears Philomena da lui prodotto, interpretato e co-sceneggiato con Jeff Pope).

La grande intuizione della pellicola è quella di scegliere di raccontare un episodio preciso (diversamente dai biopic che siamo abituati a vedere) della loro vita artistica e precisamente la tournèe teatrale che i due comici decisero di tenere (dopo quasi 30 anni di sodalizio artistico) nell’Inghilterra del 1953 nella fase finale della loro carriera e nel momento in cui il calo (soprattutto in America) della loro popolarità aveva messo a dura prova la loro relazione.

Il film si apre con la meravigliosa sequenza del balletto di Stanlio & Ollio sul set di I fanciulli del west (film del 1937 e apice del loro successo) per portarci poi direttamente nel 1953 per seguire i loro vecchi sketch nei teatri britannici.

La m.d.p. segue i due attori entrando nelle pieghe del loro rapporto ultra-trentennale facendo emergere una dolce malinconia del ricordo di una vita trascorsa sempre insieme, un legame professionale che negli anni diventa quasi fraterno.

Direi di più…le dinamiche sembrano le stesse di un rapporto coniugale, di quei matrimoni costellati da momenti di felicità, di successi ma anche delusioni e rimpianti tipici dei rapporti sentimentali così longevi (le due mogli Ida e Lucille interpretate dalle bravissime e divertentissime Nina Arianda e Shirley Henderson sembrano infatti subalterne rispetto al rapporto tra i due mariti).

Ci vuole del tempo per “entrare” nei personaggi tanto è viva l’immagine e il processo mentale che costantemente rimanda ai “veri” Stanlio & Ollio, ma la bravura (oserei dire la meraviglia) dei due attori fa sì che John C. Reilly e Steve Coogan non cerchino mai di imitare i veri personaggi (Bohemian Rhapsody?), ma ad un certo punto “diventano/sono” (agli occhi dello spettatore) Stanlio & Ollio: perfetti!

Per capire però appieno la grandezza di Stan Laurel (nato nel Nord dell’Inghilterra nel 1890) e Oliver Hardy (nato nello stato della Georgia USA nel 1892) così mirabilmente resa nel film di Jon S. Baird è importante approfondire alcuni aspetti della loro vita all’interno del contesto cinematografico dei primi anni del ‘900.

Stan Laurel era il creativo della coppia e questa cosa era apprezzata dallo stesso Oliver il quale riconosceva al suo compagno una grandissima abilità nel riconoscere le situazioni comiche, nel saperle scrivere e rappresentarle. Iniziò a recitare giovanissimo nella compagnia di pantomima di Fred Karno (figura fondamentale nel mondo dello spettacolo inglese di inizio secolo) e insieme a Charlie Chaplin iniziò a sviluppare un talento spiccato per la comicità fisica.

I due nel 1910 si imbarcarono insieme sulla stessa nave diretta negli Stati Uniti e dopo un apprendistato nel circuito dei “vaudeville” americani (una sorta di spettacolo di varietà e satira) e nel music-hall approdarono entrambi al cinema. Oliver Hardy racconta di quando da ragazzo nella hall dell’hotel gestito da sua madre sedeva a guardare la gente che arrivava da tutte la parti degli Stati Uniti.

Nel 1910 gestisce il primo cinema costruito nella sua città e nel 1913 lascia la sala cinematografica per intraprendere la carriera dell’attore: in tutti i suoi primi film comici recita la parte dell’ heavy, il grassone cattivo indispensabile per far risaltare il ruolo del protagonista buono del film.

Il primo film della coppia “Stanlio & Ollio” (non studiata a tavolino ma arrivata alla fine di un processo quasi naturale legato alla loro crescita professionale) viene girato negli studi di Hal Roach (figura chiave per la loro unione e presente all’inizio del film di Baird) nel 1926 e da quel giorno i nostri eroi non si separarono più (fino alla fine della loro attività nel 1955) superando indenni (come pochi riuscirono a fare!) il passaggio dal cinema muto al sonoro.

“Laurel e Hardy sono durati ventinove anni (1926/1955) come coppia comica in attività: tuttavia per tutto quel tempo le loro gag di repertorio, non moltissime, rimasero sempre le stesse. E’ chiaro allora che ci deve essere una profonda qualità di base – potremmo azzardarci a chiamarla spirituale? – che continua a far provare al pubblico, da così tanto tempo, un grande affetto verso di loro e che trascende l’aspetto fisico buffo, le capacità nella pantomima e l’abilità nelle gag.

Tale elemento ha permeato il loro lavoro ed è intrinseco nella loro fama luminosa. Questa qualità si chiama INNOCENZA.  

Stan…forse non è tanto uno stupido, ma solo un bambino. Questa innocenza da bambino è una qualità che Hardy condivide con lui e che forse è la caratteristica principale di tutto il loro lavoro. Sono i più innocenti di tutti i clown…le motivazioni che li spingono ad agire hanno una logica infantile; le loro gelosie e cattiverie (sanno di essersi fatti i dispetti a vicenda) sono mere bambinate. 

E’ questa allora, se così si può dire, la loro POETICA: l’innocenza e una candida ignoranza, in contrasto con tutti i peccati e le follie del mondo. Questa è la loro essenza artistica: nessun comico nella storia è mai stato così innocente in modo così dolce e divertente.”  MARCEL MARCEAU

Alessandro Basile