DOGMAN: JACKPOT AI DAVID

L’edizione 2019 dei David di Donatello si è appena conclusa e ha lasciato la NAC soddisfatta quanto Jack Sparrow a bordo della sua Perla Nera.

Dogman, il film di Matteo Garrone ispirato al delitto del “canaro” di fine anni ‘80, interpretato da Marcello Fonte, oltre al miglior film si spazzola via altri otto David su quattordici nomination. Particolarmente meritato è il premio alla migliore fotografia assegnato a Nicolai Brüel, ora al lavoro sul set di Pinocchio: finalmente nel cinema italiano si vede una qualità d’immagine che non ha nulla da invidiare alle produzioni anglosassoni. Si potrebbe impostare il film su muto, e la luce e il colore sarebbero comunque in grado di comunicare la storia in maniera efficace e chiara, attraverso i toni cangianti dell’evoluzione del protagonista. Peccato però perché si perderebbe il piacere di una sceneggiatura ben scritta: qui infatti non viene lasciato alcuno spazio alla retorica, ogni battuta è sintetica e al tempo stesso densa di significato, e l’esposizione della trama tralascia la violenza di facile intrattenimento per sviluppare visceralmente la psicologia dei personaggi. Insomma, altro David di Donatello per cui vale la pena alzarsi in piedi ad applaudire.

Dogman_filmjpg

L’edizione 2019 ha inoltre confermato Matteo Garrone come regista dalla direzione sapiente: Dogman, così come Gomorra e Reality, è un affresco perfettamente coerente in ogni sua parte, capace di esporre un racconto coinvolgente e veicolare un messaggio di forte impatto emotivo. A incidere sulla qualità dell’opera, è sempre stata la scelta degli attori: visi nuovi e dalla sconvolgente espressività, scovati nei meandri di talenti ancora non emersi appieno, come nel caso di Marcello Fonte. Dispiace che non abbia ricevuto il riconoscimento per il migliore attore protagonista, ma si deve ammettere che quello con Alessandro Borghi è stato uno scontro fra titani. Soprattutto, Borghi, con il film su Stefano Cucchi “Sulla mia pelle” di Alessio Cremonini, si è caricato sulle spalle il peso della memoria di una ferita italiana ancora aperta, e ha saputo conferirle il dovuto rispetto. Christian Bale italiano, Borghi ha votato tutto il suo corpo alla metamorfosi in Cucchi, e il lavoro sul personaggio risulta notevole nella gestualità, nella mimica facciale e nel perfetto studio sulla voce: basta ascoltare la registrazione della deposizione i in tribunale durante i titoli di coda, per rendersi conto di quanto questo David di Donatello sia azzeccato. "Loro" di Sorrentino si porta a casa oltre al premio al migliore acconciatore “solo” quello per la miglior attrice protagonista a Elena Sofia Ricci: decisione con cui ci troviamo abbastanza d’accordo, considerata la meravigliosa performance di lei, e la generale perplessità con cui ci aveva lasciato il resto del film.

Facciamo infine i migliori auguri per la carriera ad Alessio Cremonini, vincitore come miglior regista esordiente proprio con “Sulla mia pelle”: fatta eccezione per pochi momenti scarsamente incisivi – complice un direttore della fotografia che deve ancora allenare l’occhio all’uso della luce –ci ha regalato momenti di alta poesia e inquadrature dalle splendide composizioni. Ad maiora!


Claudia Pompa
Resp Corsi di Sceneggiatura