DIARIO DI BORDO DEL PROGETTO "LA TERRA TREMANO"

Ci sono molti metodi per affrontare il lavoro della regia.

Di base ogni prodotto ha il suo linguaggio ed i suoi obbiettivi che presuppongono una buona progettazione e programmazione.

Mai come nel documentario questi due elementi sono importanti e allo stesso tempo quotidianamente messi in discussione.
Se nella regia di un progetto di fiction o, di una pubblicità, è fondamentale arrivare sul set con tutti i reparti operativi rispetto alla shot-list concordata, nel documentario spesso ci troviamo a dover gestire imprevisti che posso ribaltare tutto.

Attualmente siamo nelle Marche ad affrontare un lavoro dedicato ai borghi colpiti dal terremoto. I più sono ancora abbandonati con pochissime operazioni di ricostruzione avvenute.

Si è partiti dall’idea di partenza di seguire uno spettacolo dedicato alle persone del territorio che, durante l’estate, avrebbe affrontato una tournée dentro le zone rosse con lo scopo di generare, attraverso il teatro, un rito laico che aiutasse la comunità ad affrontare un trauma che riguardava tutti.

Questo spettacolo ha avuto la forza di creare una rete territoriale che prima non c’era e di far emergere la situazione di stagnazione generale.

Dovevamo decidere come affrontare il problema e la decisione è stata quella di dedicarlo a tre tematiche principali: persone, mancata prevenzione e cultura come mezzo di rinascita.

A differenza di una sceneggiatura cinematografica, nel documentario molto di quello che vedrai potrebbe ribaltare tutto il piano di lavoro, aggiungendo informazioni che assumono più rilevanza del previsto o meno.

Di conseguenza bisogna avere un piano strutturale molto preciso che permetta una elasticità narrativa senza dover rimettere in discussione tutto di volta in volta. La sceneggiatura è più simile ad un canovaccio teatrale, ovvero con gli ingredienti e la strategia della narrazione stesi come fossero dei paletti o, ancora meglio, dei punti di riferimento per non perdersi durante tutto il percorso.

È molto facile farsi travolgere dalle situazioni, finendo per raccogliere materiale infinito che successivamente risulterebbe difficile da gestire. Soprattutto per la post-produzione che si ritroverebbe a dover visionare materiale eccessivo e sconclusionato.

Il regista deve avere le idee chiare e come un ricercatore deve saper gestire le informazioni raccolte in relazione al progetto che sta perseguendo e l’obiettivo che si è prefissato.

Tutto deve seguire una direzione che possa portare a scelte, selezioni e formulazione di domande per le interviste, che siano inerenti alla traccia che si è dati. In questo modo nel momento in cui una nuova informazione sbilanci gli equilibri sarà molto più semplice riuscire ad aggiornare il piano iniziale.

Un altro elemento importante sono il rapporto con l’ambiente e con le persone con le quali ci si relaziona.

In questo caso, dopo tre anni in cui tutte le trasmissioni del dolore hanno da un pezzo abbassato i riflettori o comunque dove tutte le progettualità non hanno portato praticamente nessun risultato, il rapporto non è semplice.

Quello che è stato ricostruito deriva infatti dallo sforzo di privati, da sindaci o comunità coraggiose costantemente in conflitto con burocrazie e illeciti fraudolenti.

Ogni qual volta ci si muove in un paese distrutto ogni azione deve essere delicata. Guadagnarsi la fiducia di una comunità che l’ha persa da tempo richiede pazienza.

Significativo un signore anziano che vedendoci in mezzo a quelle che dovevano essere le macerie del paese in cui era cresciuto, ci ha detto “Bello è?” per poi andarsene.

Ci sono molte scuole di pensiero in questo senso ma io tengo sempre al valore dell’empatia e del rispetto. Guadagnarsi la fiducia e mantenere le promesse fatte a chi decide poi di donarti la sua storia e il suo volto su fatti che hanno stravolto la sua vita presuppone una responsabilità.

L’ultima e credo più importante differenza tra la fiction pura e il documentario, è che il centro della storia non dipende da te. Se già una sceneggiatura ha una propria anima che va capita e interpretata, nel documentario diventi un filtro che elabora e cerca di dare una sintesi a tematiche complesse da far emergere o semplicemente conoscere.


Michele Ciardulli

Resp. Corsi di Regia