COSA VUOL DIRE SCRIVERE PER IL CINEMA SECONDO LA NAC

“To make a great film you need three things: the script, the script and the script”

Non si offendano attori, registi, produttori o direttori della fotografia. La sopraccitata dichiarazione non è l’autoincensamento di un eccentrico sceneggiatore, bensì l’opinione di un regista: o meglio, del sir regista per definizione, Alfred Hitchcock.

La sceneggiatura è la genesi, la testata d’angolo e qualsiasi altra espressione biblica possa esistere per definire le fondamenta di un film: comprende una struttura preparatoria che parte dall’origine dell’idea creativa – il what if –, e le dà corpo in un soggetto chiaro e impressive, che deve poi essere sviluppato nella stesura del trattamento. Si sofferma sulla descrizione della backstory e conferisce un’identità forte e riconoscibile a ogni personaggio. Si occupa di raccogliere tutto questo materiale e lo spreme nell’imbuto del ritmo cinematografico attraverso la divisione in atti, e poi in scene. E finalmente arriva alla pagina bianca dello script, per trasmettere approfondimento, dettaglio, cura, spessore e ricchezza attraverso una battuta di mezza riga.

In Profumo – storia di un assassino il personaggio di Dustin Hoffman sostiene che ci vogliono circa un migliaio di rose per ricavare una goccia di essenza del loro profumo. Così è anche il processo di scrittura di un film.

Ma ora che vi abbiamo detto quali sono i passaggi, a cosa serve ormai frequentare un corso? Soprattutto, un’idea creativa è quanto di più intimo e primordiale la mente umana possa concepire, insieme a qualche istinto edipico e al suicidio: cosa ha da insegnare la NAC a riguardo? Come bagnarsi la punta del naso e infilarla nella presa della corrente (spunto per farla finita gentilmente suggeritoci da Woody Allen)?

Il corso breve di sceneggiatura offerto dalla NAC si propone di trasmettere il metodo per scrivere per immagini. Perché il film ha una risorsa di cui né il libro, né la drammaturgia teatrale dispongono – l’immagine in movimento. L’ etimo stesso della parola cinema, ha il significato di movimento. La NAC insegna alle idee a camminare, e a procedere secondo le regole dell’intrattenimento per tutti i novanta, centoventi o più minuti di durata del film.

Abbiamo l’ambizione di sapere cosa fare, e di comunicarlo nelle nostre lezioni. Ad esempio, avete immaginato un futuro in cui sarà possibile estrarre i ricordi dalla propria mente, montarli e farne un film? Sembra una buona trovata. Ma cosa ci fate con questa idea? Attraverso quali tappe la si sviluppa? Quali rischi deve evitare per non diventare una scopiazzata di Black Mirror, o di qualsiasi altro prodotto già esistente?

Il programma del corso di sceneggiatura prevede un continuo esercizio di scrittura con un ampio ricorso all’analisi di film non solo nelle componenti di trama, scena e dialogo, ma anche nel suo linguaggio visivo. Lo script deve in primo luogo parlare a un regista, un produttore, un attore e anche a un reparto tecnico, e deve convincere che sì, la vostra è una storia che vale la pena di essere raccontata.

Il lavoro dello sceneggiatore richiede grande pazienza e flessibilità: proprio in virtù del fatto che lo script non ha vita propria sulla sola carta, si confronterà con le esigenze di tutti gli altri comparti produttivi sopraccitati, e sarà disposto ad andar loro incontro, al fine di raggiungere un prodotto quanto più coerente possibile.

Un secondo campo di confronto è poi il pubblico a cui si rivolge. Uno sceneggiatore non scrive mai per sé stesso. Perché? Perché a nessuno importa di te, oltre a te e a una manciata di cari. Quindi non si può pretendere di sciorinare gli affari propri e sfondare al botteghino come un James Cameron qualsiasi. In proposito, un esercizio a cui la NAC abitua i propri studenti, è quello di esame dello Zeitgeist, in termini umani, dello spirito del tempo.

Uno sceneggiatore deve saper cogliere qual è la tendenza socialmente e culturalmente dominante nel periodo storico in cui si trova a vivere, e quindi a scrivere. Oltre che flessibile e paziente, deve essere anche generoso: la propria idea creativa, intima e primordiale, sarà esposta alle intemperie del mondo esterno. Se sarà una buona idea, saprà rappresentarlo efficacemente. Se sarà un’ottima idea, riuscirà a parlare universalmente, e far sentire questo mondo un po’ più unito. Se sarà rivoluzionaria, potrebbe addirittura cambiarlo.

 

Claudia Pompa
Resp. Corsi di Sceneggiatura