A.I. INTELLIGENZA ARTIFICIALE

Nel 1979 Steven Spielberg aveva appena finito di girare “I predatori dell’arca perduta”. Da li a poco andò a Londra per incontrare Stanley Kubrik dove stava seguendo la costruzione degli interni del set di “Shining”.

Da allora sono stati uniti da una grande amicizia che nel corso del tempo li ha portati a voler lavorare assieme.

Il compimento di questo desiderio è stato il progetto del film: A.I. Intelligenza artificiale.

I due registi vengono spesso rappresentati come in conflitto dalla critica in quanto ritenuti simboli di due idee di cinema diverse: uno commerciale e uno autorale. Definizioni quanto mai odiate da entrambi che invece stimavano il lavoro l’uno dell’altro con la consapevolezza della propria unicità.

È anche vero che erano due registi completamente diversi nell’approccio, lo stesso Spielberg diceva:

"Io sono un regista veloce, mentre Stanley era molto lento e metodico. Era uno che pensava a lungo alle cose. Ogni tanto mi diceva ti farò sapere, e poi non lo sentivo per una settimana. Quando mi telefonava, una settimana dopo, ci aveva davvero pensato su per sette giorni, e mi teneva al telefono per tre ore per discuterne nei minimi dettagli."

“Riteneva che il racconto del bambino androide fosse più vicino alla mia sensibilità che alla sua. Diceva: vorrei che fosse un film prodotto da me e diretto da te. Kubrick era convinto che io avrei saputo girare questo film con un vero bambino ed era ciò che lui mi chiedeva”.

Successivamente Spielberg volle ribaltare le parti, diventando lui produttore e lasciando la regia a Kubrik che riteneva il suo mentore.

Dall’inizio della progettazione trascorsero tre anni poi bruscamente interrotti dalla morte di Kubrik. Quello che rimase furono 900 pagine di Fax e, ancora più importante, l’unico vero ponte tra l’immaginario dei due grandi registi: Disegni.

Il dialogo principale tra i due avvenne infatti tramite questi ultimi, visioni impresse su carta realizzati da Christopher Baker, uno dei più grandi illustratori di fantasy e fantascienza che ricorda così l’inizio di quel progetto:

“…Durante tutti gli anni in cui ho lavorato su A.I. con Stanley Kubrick, ho realizzato solo un dipinto; tutto il lavoro era sotto forma di schizzi a matita…”

“Kubrik, come datore di lavoro, era eccezionale. Una delle prime domande che gli feci dopo aver letto lo script fu una cosa come: "Hai una qualche idea su che aspetto avrà questa scena?" E lui disse: "No, ti ho assunto proprio per questo!" Gli piacquero molte mie idee, fortunatamente, e questo è il motivo per cui stetti a lavorare da lui per così tanto”.
Dopo la morte di Stanley Kubrik, grazie a 850 bozze e storyboard dell’intero film, Spielberg aveva già una visione quasi completa del lavoro. La sceneggiatura, fino a quel momento composta da frammenti, arrivò solo dopo.

Steven Spielberg dichiarò poi che il disegno delle porte di accesso a Rouge City, è stato l'elemento determinante che lo ha convinto a portare a compimento il progetto e ad accettare la regia del film.

Lo storyboard è uno degli strumenti fondamentali nella produzione. I disegni, che siano fatti in modo dettagliato o solo come formalizzazione di una idea, sono un mezzo fondamentale.

Cristiano Donzelli, disegnatore che ha collaborato con Spike Lee, Martin Scorsese e Ridley Scott, spiega e valorizza il significato di questa fase della lavorazione cinematografica dicendo:

“Questa fase è ormai indispensabile e critica per via di un nuovo protagonista del cinema, l’effetto speciale, la computer grafica. Il film non è più solo un regista che dirige un set, ma è un regista che dirige più set paralleli, reali e virtuali, e il disegno è lo stratagemma creativo, la colla comunicazionale per tenere il tuo tutto insieme e allineato, dargli la forma definitiva, prima del film”.

Il cinema è un processo creativo che comprende molte figure professionali, lo storyboard è un mezzo fondamentale nella definizione e condivisione delle idee del regista e della produzione, nello stabilire un patto stilistico e un approccio al lavoro oltre che a permettere una organizzazione più efficiente delle fasi produttive.

Comunque lo si voglia intendere un regista da solo, per quanto bravo, ha bisogno di poter chiarire e rendere solida la sua idea prima di poterla comunicare efficacemente e portarla a compimento.


Michele Ciardulli
Resp. Corsi di Regia